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10 anni di APE

Ne è stata fatta di strada con la certificazione energetica in Italia. Sono passati già 10 anni da quando, con il DPR 59/09 e con le prime Linee Guida Nazionali, si rendeva obbligatoria la certificazione energetica in Italia, dopo un’attesa che ci aveva esposto a procedure di infrazione nei confronti dell’obbligo disatteso promosso dalle varie direttive UE susseguitesi nel primo decennio degli anni 2000.

Molte cose sono cambiate in un tempo relativamente breve, a cominciare dalle stesse regole oggi in vigore che rendono l’attestato di prestazione energetica degli edifici (APE) uno strumento molto più attento a rappresentare l’effettivo quadro di consumi presenti negli edifici residenziali e non residenziali, con una maggiore consapevolezza che non riguarda solo i tecnici preposti alla redazione degli stessi (che per certi aspetti si sono fatti trovare impreparati dall’avvento dell’APE) ma anche gli utenti finali del bene che oggi vedono con occhio diverso, più attento e critico, la problematica relativa alla prestazione energetica dell’immobile che dovranno abitare.

Sebbene le regole di base circa l’obbligo non siano state significativamente modificate dall’avvento del DM 26/06/2015 e delle nuove Linee Guida Nazionali, rispetto alla versione precedente, molto è cambiato in termini di procedure e di indici di prestazione da valutare oggi rispetto al vecchio APE. Ricordiamo a titolo informativo che il vecchio ACE (Attestato di Certificazione Energetica) rappresentava esclusivamente i servizi di riscaldamento e acs, tralasciando completamente tutte le altre voci di fabbisogno oggi invece considerate, dal raffrescamento fino trasporto di persone e cose. Insomma, un bel salto in avanti.

Inoltre, a supporto della stima dei nuovi indici di valutazione dell’APE, in questi anni ha subito una notevole evoluzione anche la normativa tecnica di riferimento, cambiata al fine di supportare i nuovi criteri di calcolo disposti dalla legge per la valutazione di un indice di fabbisogno globale che tenga conto di un sistema edificio impianto complesso e sempre più spesso dotato di impianti a energia rinnovabile prodotta on-site con l’obiettivo di ridurre, drasticamente, l’indice di riferimento globale non rinnovabile e migliorare così notevolmente la classificazione stessa dell’edificio, non più statica e basata su scale di classi rigide, ma definita in funzione di un concetto totalmente nuovo e di grande impatto, l’edificio di riferimento standard. Ricapitolando le principali evoluzioni che hanno riguardato la procedura di certificazione energetica, in questi primi 10 anni di storia sono:

  1. Differente modalità di valutazione degli indici di prestazione energetica;
  2. Valutazione di tutti i servizi effettivamente disponibili e presenti nel sistema edificio-impianto rispetto agli unici soli 2 servizi di riscaldamento e acs;
  3. Valutazione della scala di prestazione basata sul concetto di edificio di riferimento e non più sulla base di scale di classi semi statiche;
  4. Le raccomandazioni, diventate obbligatorie anche se gli edifici di nuova costruzione possono essere classificati come edifici ad energia quasi zero.

Diventa chiaro, in questo contesto, che tutti i certificati prodotti 10 anni fa e non aggiornati a seguito di obblighi normativi ben precisi, risultano o risulteranno a breve scaduti. Questo implica che qualsiasi nuova operazione di compravendita o di semplice affitto richiederà l’obbligo di certificare nuovamente tali immobili con le regole attualmente vigenti.

 

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Autore:

Carlo Cappello
Ingegnere informatico – Analista programmatore Namirial S.p.A.

 


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