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Gestione ambienti indoor lavorativi: aggiornamento del Rapporto ISS

approfondimento sicurezza

Gestione degli ambienti indoor lavorativi in relazione alla trasmissione dell’infezione da virus SARS-CoV-2: Rapporto ISS COVID-19 – n. 11/2021

Premessa

Recenti studi effettuati su ambienti pubblici indoor di diverse tipologie, particolarmente affollati, non adeguatamente ventilati e con persone infette che non indossavano mascherine per tutta la durata di permanenza, hanno evidenziato che il rischio di esposizione a SARS-CoV-2 è molto più elevato rispetto agli ambienti outdoor, dove la diluizione delle eventuali particelle virali consente una forte riduzione del rischio. Gli studi dimostrano che in presenza di una persona infetta, in uno spazio chiuso e non aerato, a distanza breve/ravvicinata o anche a lungo raggio, si accumula una maggiore carica virale trasportata dalle goccioline e aerosol rilasciate dal soggetto infetto.

A tale scopo sono state recentemente aggiornate le raccomandazioni da rispettare per contrastare la diffusione dell’epidemia da virus SARS-CoV-2, da seguire sia negli ambienti domestici che lavorativi, per mantenere un buon livello di qualità dell’aria indoor con la pubblicazione del Rapporto ISS COVID-19 – n. 11/2021, dal titolo: Indicazioni ad interim per la prevenzione e gestione degli ambienti indoor in relazione alla trasmissione dell’infezione da virus SARS-CoV-2. Aggiornamento del Rapporto ISS COVID-19 n. 5/2020 Rev. 2. Versione del 18 aprile 2021

Azioni e raccomandazioni da mettere in atto per limitare la diffusione del virus

Di seguito si riportano alcuni consigli, azioni e raccomandazioni generali da mettere in atto giornalmente per continuare a limitare ogni forma di diffusione del virus SARS-CoV-2 e delle sue varianti e che devono far parte di una strategia integrata di prevenzione e mitigazione del rischio (non singole azioni a sé stanti) per il mantenimento di una buona qualità dell’aria indoor negli ambienti di lavoro, all’interno di edifici:

  • Garantire un buon ricambio dell’aria con mezzi naturali o meccanici in tutti gli ambienti e aree dove sono presenti persone e nelle postazioni di lavoro, con l’obiettivo generale di migliorare con continuità l’apporto di aria primaria esterna e favorire l’apertura di finestre e balconi. Il principio generale è quello di apportare, il più possibile aria esterna outdoor all’interno degli ambienti e delle aree di lavoro, aria “fresca più pulita” e, contemporaneamente, diluire/ridurre le concentrazioni di inquinanti specifici (es. COV, PM10, odori, batteri, virus, allergeni, funghi filamentosi [muffe], ecc.), di CO2, di umidità relativa presenti nell’aria, e, conseguentemente, del rischio di esposizione per il personale e gli utenti/pubblico nell’edificio. In particolare, scarsi ricambi d’aria favoriscono, negli ambienti indoor, l’accumulo e l’esposizione a inquinanti che possono facilitare la trasmissione di agenti patogeni tra i lavoratori e gli utenti/fruitori.

 

  • Il ricambio dell’aria deve tener conto delle caratteristiche dell’edificio, delle sue dimensioni e dell’ampiezza di ambienti, aree e locali, del numero e dell’età di lavoratori e utenti/fruitori presenti, del tipo di attività svolta, della durata di permanenza negli ambienti e nelle aree per prevenire gli effetti sulla salute.

L’areazione/ventilazione naturale degli ambienti dipende da numerosi fattori, quali i parametri meteorologici esterni (es. temperatura dell’aria esterna, direzione e velocità del vento), e parametri fisici quali superficie e posizione delle finestre e durata della loro apertura. Questo parametro viene percepito negativamente da coloro che, soprattutto durante la stagione fredda, permangono in ambienti indoor e influenza la qualità dell’aria. Infatti, si ritiene che non aprire le finestre o i balconi consenta di evitare situazioni di discomfort termico e riduca i consumi energetici. Diversamente, questi comportamenti non favoriscono le condizioni di salubrità dell’aria indoor. È certamente opportuno evitare durante il ricambio naturale dell’aria la creazione di condizioni di disagio/discomfort (correnti d’aria o freddo/caldo eccessivo) per il personale e gli utenti. Pertanto, si consiglia, dove possibile, di migliorare la disposizione delle postazioni di lavoro per assicurare che il personale e gli utenti non siano direttamente esposti alle correnti d’aria o al freddo/caldo eccessivo. Nel periodo invernale, dove la differenza di temperatura tra l’interno e l’esterno è più marcata, possono bastare pochi minuti di apertura per fornire la stessa quantità d’aria; a differenza del periodo estivo che necessita di tempi più lunghi.

 

  • Negli edifici che non dispongono di specifici sistemi di ventilazione, è più opportuno aprire leggermente finestre e balconi che si affacciano sulle strade meno trafficate, durante i periodi di minore passaggio di mezzi, soprattutto quando l’edifico è collocato in una zona trafficata. In generale, si raccomanda di evitare di aprire finestre e balconi durante le ore di punta del traffico o di lasciarle aperte la notte (opzione che può essere valida durante le giornate di alte temperature estive o nei periodi delle ondate di calore, ma assicurandosi che non rappresenti un rischio per la sicurezza). È preferibile aprire per pochi minuti più volte al giorno effettuando una ventilazione intermittente e incrociata (effetto diluizione), piuttosto che una sola volta per tempi prolungati.

 

  • Negli edifici dotati di specifici impianti di ventilazione UTA/VMC, correttamente progettati, che movimentano aria esterna (outdoor) attraverso motori/ventilatori e la distribuiscono attraverso condotti e griglie/diffusori posizionati a soffitto, sulle pareti o a pavimento, consentendo il ricambio dell’aria in tutte le aree/ambienti occupati dell’edificio, questi impianti, laddove i carichi termici lo consentano, possono mantenere attivi l’ingresso e l’estrazione dell’aria 24 ore su 24, 7 giorni su 7, anche riducendo i tassi di ventilazione nelle ore notturne e nei fine settimana di non utilizzo dell’edificio e/o gli orari di accensione (es. due ore prima dell’apertura o ingresso dei primi lavoratori, quando sono presenti i lavoratori delle imprese che effettuano l’attività di pulizia e proseguire per altre due ore dopo la chiusura/non utilizzo dell’edificio). Il consiglio è di mantenere lo stesso livello di protezione eliminando, ove è possibile, la funzione di ricircolo dell’aria per evitare l’eventuale trasporto di agenti chimici e biologici (es. batteri, virus, ecc.) accumulati nell’aria, favorendo così anche la riduzione della contaminazione dal virus SARS-CoV-2 e proteggendo i lavoratori, i clienti, i fruitori e i visitatori anche a scapito di un minor comfort termico. È ormai noto che moltissimi impianti sono stati progettati con una quota di ricircolo dell’aria (misura esclusivamente legata alla riduzione dei consumi energetici dell’impianto); in tale contesto è chiaramente necessario aumentare in modo controllato l’aria primaria in tutte le condizioni. Si consiglia, dove non è possibile disattivare tale quota di ricircolo, a causa delle specifiche di funzionamento legate alla progettazione, di far funzionare l’impianto adattando e rimodulando correttamente la quantità di aria primaria necessaria a tali scopi e riducendo la quota di aria di ricircolo. Considerando sempre le condizioni di sicurezza, è opportuno aprire nel corso della giornata lavorativa finestre e balconi più volte a giorno per aumentare/rafforzare ulteriormente il livello di ricambio dell’aria (effetto diluizione ottenendo quella che viene detta ventilazione combinata). La decisione di operare in tal senso spetta generalmente al responsabile della struttura in accordo con il datore di lavoro.

 

  • Nel pacchetto di norme UNI EN 16798, nella UNI 10339 e nelle “Linee Guida Microclima, aerazione e illuminazione nei luoghi di lavoro. Requisiti standard. Indicazioni operative e progettuali”, sono indicati i flussi di ventilazione minimi da utilizzare per la ventilazione naturale e per gli impianti di ventilazione meccanica.

 

 

  • Si ricorda che una efficace ventilazione rappresenta un’azione necessaria per ottenere e mantenere una buona qualità dell’aria indoor e che nessun sistema di ventilazione UTA/VMC può eliminare da solo tutti i rischi. Tuttavia, i sistemi di ventilazione, se correttamente progettati e dimensionati in base alle caratteristiche dell’edificio, agli utenti che lo frequentano, bilanciando bene i flussi, la temperatura, l’umidità relativa, la filtrazione, coniugando correttamente la necessità dei ricambi dell’aria e l’efficienza energetica, manutenuti in efficiente funzionamento, possono contribuire a ridurre i rischi di esposizione e contaminazione dal virus. In diversi documenti europei (es. Promoting healthy and highly energy performing buildings in the European Union, Implications of a health-based ventilation in Europe Healthvent) si sottolinea il divario delle prestazioni di questi sistemi tra quanto progettato e quanto successivamente misurato (es. ristagni di aria viziata, elevate concentrazioni di COV, di CO2, umidità relativa, ecc.).

 

  • Acquisire tutte le informazioni sul corretto funzionamento dell’impianto UTA/VMC (es. controllo dell’efficienza di funzionamento, perdite di carico, verifica del registro di conduzione, quota di ricircolo aria, tempi di scadenza della manutenzione, tipo di pacco filtrante installato, interventi programmati, ecc.) e, se si è vicini al momento di sostituzione del pacco filtrante (es. se la pressione differenziale segnala un elevato aumento delle perdite di carico, o se a poche settimane dall’intervento di manutenzione programmata, ecc.), al fine di migliorare la filtrazione dell’aria in ingresso e di quella di ricircolo, si consiglia, ove possibile e compatibilmente con la funzionalità dell’impianto, di sostituire con pacchi filtranti più efficienti (es. UNI EN ISO 16890:2017: come ISO ePM10, ISO ePM2,5 e ISO ePM1, gli ex filtri F7-F9 della vecchia classificazione UNI EN 779). Non tutti gli impianti sono compatibili con l’installazione di filtri ad alta efficienza, perché possono portare ad una caduta di pressione che può diminuire il flusso d’aria in ingresso e danneggiare l’impianto. Una volta effettuata la sostituzione, assicurarsi della tenuta all’aria al fine di evitare possibili trafilamenti dal nuovo pacco filtrante installato.

 

  • Negli edifici dotati di impianti di riscaldamento/raffrescamento con apparecchi terminali locali (es. unità interne tipo fancoil) il cui funzionamento e regolazione della velocità possono essere centralizzati oppure governati dai singoli lavoratori che occupano l’ambiente, si consiglia, a seguito degli aggiornamenti e delle riorganizzazioni delle misure “anti-contagio”, di mantenere in funzione l’impianto per tutte le ore di presenza dei lavoratori all’interno degli edifici, operando un decremento del livello di ventilazione nelle ore notturne di non utilizzo dell’edifico o una rimodulazione degli orari di accensione/spegnimento, es. due ore prima dell’apertura o ingresso dei lavoratori, e proseguire per altre due ore dopo la chiusura/non utilizzo dell’edificio), a prescindere dal numero di lavoratori presenti in ogni ambiente o stanza. Si raccomanda di verificare che nelle vicinanze di prese e griglie di ventilazione dei terminali, non siamo presenti tendaggi, oggetti e piante, che possano interferire con il corretto funzionamento/distribuzione dei flussi dell’aria. Al tal fine si consiglia di programmare una pulizia periodica (anche in funzione del rischio che ogni datore di lavoro vuole assumersi), che tenga conto della situazione sanitaria, in base alle indicazioni fornite dal produttore ad impianto fermo, dei filtri dell’aria di ricircolo del fancoil ventilconvettore, per mantenere gli adeguati livelli di filtrazione/rimozione del materiale particellare sospeso grossolano. In generale, la pulizia dei filtri, il controllo della batteria di scambio termico e le bacinelle di raccolta della condensa possono contribuire a rendere più sani e sicuri gli edifici riducendo la trasmissione delle malattie, compreso il virus SARS-CoV-2.

 

  • Evitare di utilizzare e spruzzare prodotti per la pulizia detergenti/disinfettanti spray direttamente sul filtro per non inalare sostanze inquinanti (es. COV), durante il funzionamento degli impianti. Prestare particolare attenzione all’uso di spray nel caso di personale con problemi respiratori (es. soggetti asmatici). I prodotti per la pulizia/disinfettanti spray devono essere preventivamente approvati dal SPP.

 

  • Pulire le prese e le griglie di ventilazione con panni puliti in microfibra inumiditi con acqua e con i comuni saponi, oppure con una soluzione di alcool etilico con una percentuale minima del 70% v/v asciugando successivamente.

 

  • Nel caso in cui alcuni singoli ambienti o locali di lavoro siano dotati di piccoli impianti autonomi fissi di riscaldamento/raffrescamento (es. climatizzatori a pompe di calore split o climatizzatori aria-acqua), oppure vi siano utilizzati sistemi di climatizzazione portatili, dove ricircola sempre la stessa aria che non viene sostituita con “aria fresca esterna”, aprire regolarmente finestre e balconi per pochi minuti più volte al giorno (ventilazione intermittente).

 

Non dimenticare di:

Mantenere idonee condizioni microclimatiche (es. la temperatura ideale per il benessere fisiologico nel periodo invernale è compresa tra 20 e 22°C e nel periodo estivo tra 24 e 26°C con un grado di umidità relativa dell’aria compresa tra i 35 e il 45% nel periodo invernale e tra i 50 e il 60% nel periodo estivo. Riferimenti contenuti nelle “Linee Guida Microclima, aerazione e illuminazione nei luoghi di lavoro. Requisiti standard. Indicazioni operative e progettuali”). In questo intervallo, le difese del sistema respiratorio funzionano efficacemente e la vitalità dei microrganismi, come anche del virus, è ridotta grazie alle reazioni chimico-fisiche). Fare viceversa attenzione ai livelli di umidità relativa eccessiva superiore al 70% perché in tale situazione si può favorire la crescita di contaminanti di natura microbica (soprattutto funghi filamentosi [muffe] e batteri);

Effettuare una pulizia regolare del filtro dell’aria di ricircolo in dotazione all’impianto/climatizzatore per mantenere livelli di filtrazione/rimozione adeguati (es. i filtri sono in materiale plastico: polietilene PE, poliestere PL, poliammide o nylon PA, ecc.). Alcuni climatizzatori già utilizzano filtri dell’aria di ricircolo ad altissima efficienza chiamati High Efficiency Particulate Air filter-HEPA o Ultra Low Penetration Air-ULPA (UNI EN 1822:2019). La pulizia deve essere effettuata in base alle indicazioni fornite dal produttore e ad impianto fermo. Si raccomanda di programmare una periodicità di pulizia dei filtri che tenga conto del reale funzionamento del climatizzatore, delle condizioni climatiche, dell’attività svolta nel locale e del numero di soggetti presenti. La “polvere” catturata dai filtri rappresenta un ambiente favorevole alla proliferazione di batteri e funghi, e comunque di agenti biologici. Evitare di eseguire queste operazioni di pulizia in presenza di altre persone.

Nel caso in cui non si riesca a migliorare i ricambi dell’aria e la ventilazione e si preferisce dotare gli ambienti con sistemi/dispositivi portatili di depurazione dell’aria (es. con filtri High Efficiency Particulate Air filter-HEPA, solo per citarne uno), la scelta del sistema/dispositivo deve essere fatta con massima attenzione tenendo in considerazione, vista l’ampia variabilità delle prestazioni offerte: il tipo di tecnologia utilizzata dal sistema, il tipo di filtri d’aria impiegati dal sistema, la potenza del sistema-portata d’aria in funzione della volumetria/metratura dell’ambiente (Clean Air Delivery Rate-CADR* espresso in m³/h rappresenta il tasso di aria filtrata emessa dal dispositivo), il layout dell’ambiente, il tipo di attività svolta, il numero di persone, i dati di performance disponibili su test specifici effettuati in ambienti simili, le certificazioni, la rumorosità, l’eventuale rilascio di sottoprodotti della depurazione che possono essere persistenti e pericolosi. Si sottolinea che l’aria di ricircolo non sostituisce i ricambi dell’aria con “aria fresca esterna” in nessuna maniera. Nel caso in cui a valle dello studio si decide di dotarle con sistemi/dispositivi portatili di depurazione/purificazione dell’aria, è necessario sviluppare un protocollo che contenga i principali vantaggi offerti, le modalità di funzionamento, il corretto posizionamento nell’ambiente (es. direzione dei flussi d’aria generati) e uso, la durata, e le attività di manutenzione.

Nel caso in cui alcuni ambienti lavorativi siano dotati di ventilatori a soffitto o portatili a pavimento o da tavolo che comportano un significativo movimento dell’aria ma non la fornitura di “nuova aria fresca esterna”, si consiglia una particolare attenzione assicurandosi che le ventole siano rivolte il più possibile verso finestre e balconi aperti della stanza al fine di aumentare il flusso d’aria dall’interno verso l’esterno; i ventilatori non devono essere indirizzati direttamente verso aree comuni (es. corridoio) dove c’è passaggio di persone. In ogni caso si ricorda di non indirizzare il flusso d’aria generato direttamente sulle persone. Si consiglia di mantenere il più possibile arieggiata la stanza aprendo finestre e balconi. Nelle giornate in cui l’ambiente lavorativo sia frequentato da pubblico esterno si consiglia di spegnere i ventilatori.

Nelle aule scolastiche caratterizzate da una eterogeneità strutturale, di gestione e controllo, tenere aperte leggermente e contemporaneamente una o più ante delle finestre, di eventuali balconi e la porta dell’aula in modo intermittente o continuo, come misura finalizzata a mantenere un costante e continuo l’ingresso di “aria fresca”. Questa misura può raggiungere la massima efficienza se le finestre, i balconi e le porte si trovano su entrambi i lati dell’aula (ventilazione incrociata). Portare più “aria fresca” esterna in un’aula permette di diluire e ridurre le concentrazioni di inquinanti specifici (es. COV, PM10, odori, batteri, virus, allergeni, ecc.), di CO2, di umidità relativa, e, contenere il rischio di esposizione e contaminazione al virus per alunni e personale. Nelle giornate con avverse condizioni meteorologiche è possibile rimodulare la frequenza e i periodi di apertura delle ante di finestre, di balconi e delle porte (che per compensare devono essere più frequenti e per periodi più lunghi) al fine di garantire il fondamentale l’ingresso di “aria fresca esterna” e limitare l’impatto delle condizioni meteo esterne. In relazione a questo tipo di ambienti, si ricorda che nel Rapporto ISTISAN 20/3 Qualità dell’aria indoor negli ambienti scolastici: strategie di monitoraggio degli inquinanti chimici e biologici (17), si segnalava la necessità di una maggiore attenzione al miglioramento dei ricambi dell’aria e della ventilazione.

Assicurarsi che l’apertura delle finestre e dei balconi non rappresenti un rischio per la sicurezza o l’incolumità delle persone.

 

A chi si applicano le raccomandazioni

Le raccomandazioni riportate nel presente articolo tratte dal rapporto si applicano ad ambienti lavorativi progettati con standard dedicati agli specifici scopi, come uffici pubblici e privati, scuole, università, uffici e sportelli bancari e postali, strutture sanitarie, farmacie, parafarmacie, supermercati, cinema, teatri, palestre, aeroporti, stazioni e mezzi pubblici, in cui interagiscono, per le diverse esigenze, dipendenti, clienti, alunni, visitatori, operatori di ditte esterne, fornitori e viaggiatori.

 

Aggiornamento dei protocolli anti-contagio

Sul piano operativo, con l’aggiornamento e l’applicazione dei “protocolli anti-contagio” ultimo aggiornamento il 6 aprile 2021, sono state implementate e messe in atto strategie organiche che tengono conto delle misure essenziali di contenimento e contrasto alla diffusione della pandemia, per rispondere alle esigenze di salvaguardia della salute sia per il personale, sia per i fruitori/pubblico, sia per quelle figure impegnate nelle varie attività (imprese di pulizia, manutenzioni, fornitori), compreso il programma di vaccinazione dei lavoratori. I principali punti di questi programmi possono essere così riassunti:

  • Adeguamento degli spazi e delle aree rispetto alle configurazioni standard
  • Aumento delle distanze fisiche tra le attività e le postazioni di lavoro000
  • Delimitazione di percorsi specifici (es. ingressi e uscite differenziate)
  • Contingentamento del personale (meno persone = meno possibilità di diffusori del virus)
  • Differenziazione e scaglionamento degli orari di lavoro, evitando dove possibile il rientro dei lavoratori con suscettibilità e disabilità diversificate, con malattie respiratorie, alterazione del sistema immunitario
  • Distanziando e contingentando le zone per evitare contatti ravvicinati e assembramenti
  • Sostenendo la formazione del personale sui principali rischi, sulle procedure e sulle misure tecniche di prevenzione e protezione personali, ripetizione periodica dei momenti formazione/informazione
  • Diffusione della cartellonistica descrivente le misure di prevenzione e protezione della salute (soprattutto per quanto riguarda il distanziamento fisico, l’uso costante della mascherina, i ricambi dell’aria e il lavaggio frequente delle mani con acqua e sapone o l’uso di disinfettanti quando non si ha la possibilità di effettuare il lavaggio con acqua e sapone)
  • Modifica della frequenza di pulizia dei filtri degli impianti e dei terminali, e degli interventi di sanificazione.

 

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Autore:

Geom. Parisi Giuseppe
Consulente per la salute e la sicurezza Namirial S.p.A.

 


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